Secondo gli ultimi dati del Fmi nel 2014 la crescita economie avanzate sarà del 2,2%. Tra le maggiori economie Italia e Spagna sono all'ulimo psoto con limitato 0,6%, dietro a Francia (0,9%) , Germania (1,6%); la crescita dell'Italia è metà di quella dell'Eurozona (1,0%), un terzo di quella del Giappone (1,7%) e un quarto di quella di Gran Bretagna (2,4%) e Stati Uniti (2,8%).
venerdì 21 febbraio 2014
giovedì 20 febbraio 2014
Scarso sostegno a crescita della politica fiscale con la Legge di stabilità 2014: le 8 criticità
La Relazione della Corte dei Conti sottolinea l'incapacità della Legeg di stabilità di azionare la leva fiscale in termini espansivi, sostennendo che "non sembra, tuttavia, che gli interventi espansivi adottati abbiano ancora prodotto i risultati sperati in termini di crescita" Corte dei Conti, Relazione quadrimestrale sulla tipologia delle coperturefinanziarie adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri, pag. 126
I rilievi della Corte dei Conti sulla Legge di stabilità
1 - scarso stimolo all'economia;
2 - crescono in misura significativa interventi di limitata dimensione;
3 - la spesa corrente torna su un percorso di crescita;
4 - contraddizioni: tagli spesa nel biennio 2015 e 2016, aumento nel 2014;
5 - si preannuncia la destinazione dei proventi della spending review a riduzioni fiscali mentre "buona parte dei risultati attesi sono già ipotecati per evitare un incremento del prelievo";
6 - non assicura l'osservanza delle regole europee sul miglioramento tendenziale dei saldi di bilancio;
7 - necessità di abbandonare il sentiero di rigore fiscale, "che si è rivelato macroeconomicamente insostenibile";
8 - rischio di trasferirimento degli attuali squilibri sugli esercizi futuri
mercoledì 19 febbraio 2014
Costruzioni a +1,3% a dicembre ma nel 2013 perde oltre un decimo (-10,9%)
Nel mese di dicembre 2013 l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato, rispetto a novembre 2013, dell'1,3%. Si tratta di un rimbalzo debole a fronte delle precedenti cadute: nel 2013 la produzione del settore perde un decimo (-10,9%).
martedì 18 febbraio 2014
'Riprendiamoci il futuro': alcuni dei numeri dietro alle ragioni degli artigiani e dei piccoli imprenditori italiani
Stamane migliaia di imprenditori provenienti da tutta Italia affollanno Piazza del Popolo a Roma per partecipare alla manifestazione “Senza Impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”, organizzata da Confartigianato unitamente con R.ETE. Imprese Italia, che riunisce le Organizzazioni dell’artigianato, del terziario di mercato e delle piccole imprese italiane.
Alcuni numeri che stanno dietro alle ragioni delle migliaia di imprenditori artigiani italiani scesi in piazza
Nel 2013 hanno chiuso 120.746 imprese artigiane e hanno aperto 92.853, con un saldo negativo di 27.893 imprese, pari ad un tasso di crescita del -1,94%. Rispetto al 2009 hanno chiuso 591.411 imprese artigiane, hanno aperto 515.903 imprese, con un saldo negativo di 75.508 unità, pari ad un tasso di crescita del -5,05%.
Da inizio crisi gli occupati sono scesi di 1.246.900 unità (-5,3%), la disoccupazione arriva al 12,7%, con una crescita di 1,2 punti in dodici mesi.
Nell'ultimo anno l'occupazione dei giovani fino a 35 anni è caduta di 530 mila unità, con una diminuzione del 9,1%; all'opposto gli occupati senior, con 35 anni ed oltre, sono stabili.
Nel quindicennio tra il 1997 e il 2012 le imprese dell'economia reale - manifatturiero, costruzioni e servizi non finanziari al netto dell’agricoltura - hanno creato 1.614.300 nuovi occupati, mentre l'Agricoltura ha registrato una riduzione di 431.200 occupati, la Pubblica Amministrazione di 147.500 unità e la Finanza e Assicurazioni ha incrementato gli addetti di sole 49.300 unità. La crescita dell'occupazione nell'economia reale è 33 volte quella dell'economia finanziaria.
Le vendite sul mercato interno valgono l’87,5% del fatturato delle imprese italiane non finanziarie, per complessivi 2.628 miliardi di euro
Perdura un effetto di 'spiazzamento' del credito al settore privato: a novembre 2013 i titoli di stato nel portafoglio delle banche crescono di 59 miliardi di euro in un anno, pari al 17,0% in più, mentre i prestiti alle imprese scendono di 60 miliardi, pari al 6,2% in meno
Il divario con l’Europa della pressione fiscale arriva nel 2013 a 2,4 punti di PIL. Il gap fiscale, una sorta di ‘tassa di mancata Europa’, vale 36,1 miliardi di euro, pari a 604 euro per abitante.
Più di una impresa italiana su dieci è esposta alla concorrenza fiscale di confine: l’indice sintetico di tassazione e burocrazia nei 4 paesi confinanti con l’Italia è del 31,2% inferiore a quello del nostro Paese.
Tra le 34 economie avanzate l'Italia è al 7° posto per spesa pubblica sul Pil, all'8° posto per entrate fiscali sul Pil e addirittura al 3° posto per crescita delle entrate fiscali tra il 2005 e il 2013; ma il nostro Paese precipita al 31° posto per contesto favorevole a fare impresa; tra tutti i 189 Paesi nel mondo l’Italia si posiziona al 65°posto.
In cinque anni approvate 491 norme fiscali, di cui 288 con impatto burocratico sulle imprese
#artigianipercrescere - alcuni cluster per tornare a crescere
102.147 le imprese interessate nella filiera delle fonti di energia rinnovabili
357.780 imprese che investono in tecnologie green
214.441 imprese artigiane operanti in attività a vocazione turistica
150.933 imprese artigiane in settori ad elevato utilizzo di Information&Communication Technology e che danno lavoro a 499.484 addetti
19.063 imprese artigiane nell’offerta di servizi ICT
335.390 imprese artigiane in grado di offrire beni e servizi in 124 potenziali smart city
2,0% la crescita delle imprese artigiane nei settori driver nell'ultimo anno
Alcuni numeri che stanno dietro alle ragioni delle migliaia di imprenditori artigiani italiani scesi in piazza
Nel 2013 hanno chiuso 120.746 imprese artigiane e hanno aperto 92.853, con un saldo negativo di 27.893 imprese, pari ad un tasso di crescita del -1,94%. Rispetto al 2009 hanno chiuso 591.411 imprese artigiane, hanno aperto 515.903 imprese, con un saldo negativo di 75.508 unità, pari ad un tasso di crescita del -5,05%.
Da inizio crisi gli occupati sono scesi di 1.246.900 unità (-5,3%), la disoccupazione arriva al 12,7%, con una crescita di 1,2 punti in dodici mesi.
Nell'ultimo anno l'occupazione dei giovani fino a 35 anni è caduta di 530 mila unità, con una diminuzione del 9,1%; all'opposto gli occupati senior, con 35 anni ed oltre, sono stabili.
Nel quindicennio tra il 1997 e il 2012 le imprese dell'economia reale - manifatturiero, costruzioni e servizi non finanziari al netto dell’agricoltura - hanno creato 1.614.300 nuovi occupati, mentre l'Agricoltura ha registrato una riduzione di 431.200 occupati, la Pubblica Amministrazione di 147.500 unità e la Finanza e Assicurazioni ha incrementato gli addetti di sole 49.300 unità. La crescita dell'occupazione nell'economia reale è 33 volte quella dell'economia finanziaria.
Le vendite sul mercato interno valgono l’87,5% del fatturato delle imprese italiane non finanziarie, per complessivi 2.628 miliardi di euro
Perdura un effetto di 'spiazzamento' del credito al settore privato: a novembre 2013 i titoli di stato nel portafoglio delle banche crescono di 59 miliardi di euro in un anno, pari al 17,0% in più, mentre i prestiti alle imprese scendono di 60 miliardi, pari al 6,2% in meno
Il divario con l’Europa della pressione fiscale arriva nel 2013 a 2,4 punti di PIL. Il gap fiscale, una sorta di ‘tassa di mancata Europa’, vale 36,1 miliardi di euro, pari a 604 euro per abitante.
Più di una impresa italiana su dieci è esposta alla concorrenza fiscale di confine: l’indice sintetico di tassazione e burocrazia nei 4 paesi confinanti con l’Italia è del 31,2% inferiore a quello del nostro Paese.
Tra le 34 economie avanzate l'Italia è al 7° posto per spesa pubblica sul Pil, all'8° posto per entrate fiscali sul Pil e addirittura al 3° posto per crescita delle entrate fiscali tra il 2005 e il 2013; ma il nostro Paese precipita al 31° posto per contesto favorevole a fare impresa; tra tutti i 189 Paesi nel mondo l’Italia si posiziona al 65°posto.
In cinque anni approvate 491 norme fiscali, di cui 288 con impatto burocratico sulle imprese
#artigianipercrescere - alcuni cluster per tornare a crescere
102.147 le imprese interessate nella filiera delle fonti di energia rinnovabili
357.780 imprese che investono in tecnologie green
214.441 imprese artigiane operanti in attività a vocazione turistica
150.933 imprese artigiane in settori ad elevato utilizzo di Information&Communication Technology e che danno lavoro a 499.484 addetti
19.063 imprese artigiane nell’offerta di servizi ICT
335.390 imprese artigiane in grado di offrire beni e servizi in 124 potenziali smart city
2,0% la crescita delle imprese artigiane nei settori driver nell'ultimo anno
lunedì 17 febbraio 2014
Italia arranca dietro ai big dell'Europa: Pil IV trimestre +0,4 Germania +0,3% Spagna e Francia, +0,1 Italia; Eurozona a +0,3%.
Il Pil nel quarto trimestre 2013 sale di +0,4 Germania +0,3% Spagna e Francia e solo +0,1 Italia; in Eurozona cresce del +0,3%. In termini di variazione trim/trim. solo Cipro e Finlandia rimangono in recessione e fanno peggio di noi.
Se passiamo alla variazione tendenziale il ritardo dell'Italia è evidente: Germania +1,4% a/a, Francia +0,8%, Spagna -0,1% mentre Italia rimane a -0,8%
Se passiamo alla variazione tendenziale il ritardo dell'Italia è evidente: Germania +1,4% a/a, Francia +0,8%, Spagna -0,1% mentre Italia rimane a -0,8%
mercoledì 12 febbraio 2014
Lentezza burocratica in 5 regioni congela 2,3 miliardi di pagamenti di debiti PA vs. imprese
Dopo 298 giorni dal primo decreto di sblocco dei pagamenti sono congelati al Tesoro 2,3 miliardi in attesa del “completamento degli adempimenti necessari” da parte di cinque Regioni; si tratta del 14,5% delle risorse stanziate per Regioni e province autonome nel 2013.
L'analisi nel Rapporto Confartigianato sui ritardi dei pagamenti della P.A.- il comunicato stampa
L'analisi nel Rapporto Confartigianato sui ritardi dei pagamenti della P.A.- il comunicato stampa
Anche in settore Energia in un biennio occupazione piccole imprese +13,0%, medio-grandi a -2,4%
Anche in un settore come quello della produzione e distribuzione di energia, tipicamente dominato da medie e grandi imprese (in cui è occupato l’84,0% degli addetti totali) la crescita dell’occupazione si è registrata solo nelle piccole imprese: sulla base dei dati recentemente pubblicati dall’Istat si calcola che tra il 2009 e il 2011 l’occupazione del settore energia elettrica e gas è rimasta sostanzialmente stazionaria (con una variazione cumulata del -0,2%), risultato di una creazione di nuova occupazione per 1.574 addetti nelle piccole imprese, pari al +13,0%, a fronte di una diminuzione di 1.726 addetti, pari al -2,4%, nelle medio grandi.
L'analisi sulla demografia di impresa in 'Crisi&Energia' su QE
L'analisi sulla demografia di impresa in 'Crisi&Energia' su QE
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